Luoghi nelle vicinanze (4) Cosa visitare

Luoghi nelle vicinanze

I 54 martiri Bellona

A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943, l'esercito italiano si sbandò ed i militari cercarono di raggiungere le loro case. Dopo lo sbarco a Salerno gli Alleati occuparono la pianura campana, attestandosi sulle rive del Volturno e la Città di Bellona, occupata dai tedeschi, si trovò sotto il fuoco dei cannoni della Va Armata Americana.
Il 6 ottobre 1943, in Via della Vittoria, oggi Via 54 Martiri, tre militari tedeschi forzarono il portone della famiglia Romano, costringendo la Signora Romano a dare loro del vino. I soldati, ubriachi, tentarono poi di violentare alcune ragazze del cortile vicino, che opposero resistenza e le grida furono avvertite dai parenti nascosti in soffitta, i quali, sfidando i soldati tedeschi ubriachi, corsero in loro aiuto. I tedeschi spararono sui due uomini accorsi, ferendone uno al collo; l'altro, fratello di una delle due ragazze in pericolo, scagliò una bomba a mano sui militari: uno di essi rimase ucciso, mentre l'altro, ferito, fu condotto, dal commilitone illeso, un graduato, al comando ubicato nel palazzo Pezzulo, nella periferia di Bellona. E' il primo atto di ribellione del popolo contro l'invasore tedesco. L'alba del 7 ottobre si presentò triste e tetra ai Bellonesi, una pioggerella bagnava strade deserte e silenziose ed il silenzio fu rotto dai cannoni degli Anglo-Americani che avanzavano.
Alle ore sei, squadre di Nazisti bloccarono le strade della Città ed iniziarono il rastrellamento con inaudita malvagità, catturando tutti gli uomini ancora in giro e molti che erano nei nascondigli: vecchi, bambini e malati non sfuggirono alla razzia! La Chiesa fu la prima ad essere perquisita, e catturarono l'Arciprete don Andrea Rovelli, mentre celebrava la Santa Messa. La rappresaglia continuò per tutta la Città. Gli uomini catturati, furono raggruppati in Piazza Umberto I e condotti nella vicina Cappella di S. Michele. Tutti ebbero un tragico presentimento, ma la presenza tra loro dei religiosi li rincuorò e li fece sperare, pensando che sarebbero stati condotti al lavoro. Il silenzio fu rotto dal rombo di una camionetta. Un ufficiale entrò nella Cappella, attraversò il corridoio con passo cadenzato e dall'altare, senza alcuna riverenza al Cristo, voltò le spalle e disse quanto segue in tedesco: "Adesso tutti al lavoro!".

Giano Vetusto

Giano Vetusto è un paese collinare, sito nell’agro caleno, nella parte Nord della provincia di Caserta, è a 225 m. s.l.m. Ha una superficie di 1151 ettari, una popolazione di 650 abitanti, distribuita in 286 nuclei familiari, dista 25 km dal capoluogo.
Vi si può arrivare, oggi, attraverso l’autostrada A1, uscendo al casello di Capua, passando poi per Pastorano e Camigliano, percorrendo da qui infine la strada intercomunale di collegamento, che fiancheggia prima una collina a vegetazione spontanea, poi declivi ulivetati.
Vi si accede anche da Calvi Risorta (l’antica Cales) attraverso la strada provinciale che passa per la frazione Masseria di Giano e prosegue poi, in leggera salita, tra zone boschive prima e campi coltivati poi, con un percorso di poco più di 3 Km.
Per il passato, fino alla metà del secolo scorso, l’unica strada di accesso facilmente percorribile, con mezzi automobilistici o a trazione animale, era quella che proviene dal bivio di Partignano, frazione del Comune di Pignataro Maggiore.

La Grotta di San Michele

Uno dei luoghi più caratteristici presenti sul nostro territorio, di notevole interesse naturalistico, è la Grotta di S. Michele o  S. Angelo ad Guttam, che si apre sul versante sud del Monte Maggiore, e sorge non lontana dai resti di quella che un tempo dovette essere la “Villa Camilliana” di Lucio Paolo Fabato, della quale sono ancora visibili tracce di pareti ad “opus reticolatum”.Notizie e riferimenti a questa grotta si possono trovare in un documento manoscritto, in duplice copia conservate presso il Museo Campano; autore dell’manoscritto originale è il Canonico Antonio De Cesare. In tale testo, si racconta che là vi fosse un tempio “del diavolo” perché dedicato ad una divinità pagana e non cristiana. Nei resti dei muri di quest’antico luogo pare che si riuscissero a vedere dipinte delle figure non identificabili, ma di ciò oggi non vi è traccia. Attualmente, per giungere a tale grotta occorre percorrere un sentiero  di moderato pendio. Già avvicinandosi all’ingresso della grotta si sente una notevole differenza di temperatura, tra l’ esterno e l’interno della stessa.  Appena si entra nell’antro, si sente già una notevole differenza di temperatura, sotto l’alta volta. La grotta, quasi certamente d’origine vulcanica, è formata da un piano superiore molto ampio con un’apertura verso Ovest e di un piano inferiore a forma d’imbuto rovesciato. Al suo interno, ci troviamo immersi in un atrio naturale, formato da un giardino in cui traviamo diversi varietà di arbusti e alberi da frutta. Oltre il giardino è presente un altare riparato da un tempietto in muratura, che poggia sulla parte destra della parete rocciosa. E' costituito da quattro pilastri angolari tra i quali si aprono tre archi a tutto sesto mentre il quarto é cieco. Il tetto, piatto, ha una copertura in tegoloni di cotto. Un altare rustico è posto sotto l'arco rivolto verso il fondo della Grotta. Sopra l’altare,  Su di esso è collocato un piccolo quadro raffigurante S. Michele che scaccia il nemico. Un altro affresco che si trova sotto un arco cieco, raffigura la Madonna col Bambino e ai lati la figura di San Nicola  e quella di S. Michele che brandisce in alto la spada con la mano destra, mentre con la sinistra tiene il filo con cui pesa un'anima.Molto delicato il profilo del volto di S. Michele con i capelli color rame adagiati sulle spalle coperte da un manto rosso annodato sul petto. I particolari descritti fanno pensare ad un pittore d’educazione veneta non insensibile alla pittura umbra e soprattutto delle Marche.
Gli affreschi databili tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo sono, da alcuni studiosi, attribuiti ad Antonio Solario detto lo Zingaro. Secondo un’antica leggenda la costruzione di questa cappella si deve a Pietro Ruotolo. Lo sfortunato, durante il periodo della peste che colpì le nostre zone intorno alla metà del 1600, fu colpito di tale malattia. Egli fece voto a San Michele Arcangelo che se fosse guarito avrebbe vestito l’abito di chierico ed avrebbe dedicato la propria vita al servizio del culto dell’Arcangelo S. Michele. Nella grotta, troviamo anche due invasi in pietra viva, che si sono formati attraverso i secoli con la caduta di gocce d’acqua provenienti dalle stalattiti. Non si sa per quanti chilometri si allungano i cunicoli della grotta, ci sono state varie esplorazioni nel corso degli anni, ma non si è giunti mai ad un risultato definitivo. Quando si nomina la grotta di San Michele è, impossibile non nominare il compianto Simeone Lagnese, Assistente Capo P. S., che per circa 40 si è occupato di tenere nel migliore dei modi questo luogo. Per rendere omaggio a questa figura, l’amministrazione comunale ha intitolato la strada che porta alla grotta, al signor Simeone. Ogni anno l’otto maggio è celebrata la Santa Messa all’interno della grotta

Il Santuario di Leporano

Il Santuario di Leporano è ubicato su di una piccola altura del Monte Grande, propaggine del Monte Maggiore, dalla quale domina il piccolo borgo medievale di Leporano, frazione del Comune di Camigliano, in provincia di Caserta.
Il santuario è dedicato a "Maria SS. ad rotam montium", ed è tra i più antichi santuari mariani d'Italia; si trova a nord dell'antico borgo, su una collinetta sassosa a 160 m s.l.m., circondato da secolari ulivi. Il nucleo originario risale all'anno mille.
Oggi il santuario è meta di numerosi pellegrinaggi e la sua fama si è diffusa oltre i confini della Campania. Il luogo è tra i più suggestivi di Terra di lavoro, grazie alla lussureggiante natura e assoluta quiete, che rendono il santuario un'oasi di pace e di raccoglimento per i fedeli.Il nucleo originario, risalente all'anno mille, era formato da una piccola cappella che inglobava l'edicola dove è raffigurata la santa Vergine. Il piccolo tempio fu edificato sul luogo dove, si racconta, sia apparsa la Madonna; l'unica strada che conduceva alla cappellina era una mulattiera, che attraversando il Monte Grande, collegava Leporano con il vicino comune di Bellona. La primitiva costruzione venne ampliata nel 1577, come ricorda l'antica iscrizione fissata nell'imponente portale di ingresso.

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